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Si chiamava Lola |
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Max, uno scrittore che non scrive da otto anni, ma che è sempre in battibecco con la propria mente, esce di casa ed è subito colto da una specie di disagio. Il disagio si materializza in un cane o un grosso gatto o forse un nano “braccia e gambe cortissime, testa grossa, un orribile faccione da bambino”. Il suo odore fa vomitare, ma nessuno sembra accorgersene. Max gli rivolge la parola e il nano ne approfitta per avvinghiarsi a lui. Da quel momento Max se lo porterà appresso, come uno smemorato peso che torna dal passato. Finché, addentrandosi nel V & A Museum, Max non si trova di fronte a una figura della teologia indú, il demone nano chiamato Oblio. Allora, fra la mente e Max s’insinua il ricordo una donna amata, che vuole farsi ricordare. Si chiamava Lola. E chiede di tornare in superficie, nella mente e nella vita di Max. Russell Hoban è un magnifico scrittore, che gioca con l’immaginazione e il linguaggio, con realtà e finzione, come se fossero un unico paesaggio percorso da strade diverse. Un romanzo fra i piú gioiosi di questo classico dei nostri tempi. da ottobre in libreria. Traduzione di Margherita Bignardi |
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